22 Dic

Anche Gesù Bambino era un profugo

Nella chiesa di Sant’Antonio, a Istanbul, il presepe con i vestiti dei bambini siriani annegati mentre cercavano di raggiungere l’Europa

Scarpette, pantaloncini inzaccherati, zainetti, un peluche e giubbotti di salvataggio: gli istanbulioti che come d’abitudine affollano il cortile della chiesa di S. Antonio per osservare il presepe allestito dai frati francescani, quest’anno hanno trovato una Sacra Famiglia abbigliata in modo insolito. Mani pietose che si sono occupate dei bambini siriani annegati nelle acque dell’Egeo mentre tentavano di raggiungere la Grecia dalla Turchia – per tutti la meta è l’Europa, per quanto arcigna si dimostri nella disponibilità ad accoglierli –, hanno inviato a Istanbul alcuni degli indumenti dei piccoli.

E i frati conventuali hanno deciso che, se non in Europa, i bambini hanno guadagnato almeno il diritto di entrare nel presepe a fare compagnia a Gesù con il ricordo delle loro piccole vite. “Non si può ignorare la tragedia che si sta consumando a poca distanza da noi – afferma il frate Guardiano Iulian Pista -, altrimenti il presepe da sacra rappresentazione diventa un teatrino idilliaco. La sacralità deve incontrare la quotidianità della vita delle persone”.

Secondo i dati diffusi dall’Unicef all’inizio di dicembre, almeno 185 bambini sono morti in naufragi nel mare Egeo, lungo la rotta tra la Turchia e la Grecia, nel 2015 (sono 700 in tutto il Mediterraneo). Il primo a schiaffeggiare la nostra attenzione è stato il piccolo Aylan, il bambino curdo-siriano di 3 anni annegato a inizio settembre con la madre e il fratellino di 5 anni. L’immagine del suo corpicino a bocconi sulla spiaggia ha fatto il giro del mondo e ha scosso le coscienze. Almeno per un po’. L’ultima è Sajida, siriana anche lei, 5 anni, trovata sulla spiaggia di Pirlanta a Cesme. E’ solo di qualche ora fa la notizia che degli occupanti di un’imbarcazione affondata al largo di Bodrum, solo quattro sono stati salvati dalla guardia costiera turca mentre altri otto sono morti e tra questi cinque bambini.

Nelle strade intorno alla chiesa di sant’Antonio, a metà strada tra la torre di Galata e piazza Taksim, nell’antico quartiere di Pera, è facile imbattersi nei bambini di famiglie rifugiatesi qui dalla Siria o dall’Iraq. Le loro mamme, al martedì pomeriggio, vengono a prendere il pane dei poveri di sant’Antonio, una tradizione francescana che ha conosciuto nuove e più urgenti richieste con l’arrivo in città di centinaia di migliaia di profughi siriani.

Meno male che soccorre la generosità di coloro che frequentano la chiesa, musulmani per la stragrande maggioranza, perché in Turchia i cristiani delle varie confessioni raggiungono solo lo 0,15 % della popolazione. Nei giorni precedenti il Natale la chiesa, addobbata a festa con ghirlande natalizie e decorazioni che hanno tutto il sapore della tradizione polacca e rumena dei frati della comunità, è aperta al flusso continuo di migliaia di visitatori. “E’ la nostra realtà e qualcosa che deve richiamare la nostra attenzione”, commentano per la maggior parte guardando l’allestimento del presepe che brilla di luci sotto lo sguardo benevolo della statua di Giovanni XXIII.

La Madonna del presepe di S. Antonio ha un giubbotto di salvataggio con il numero 26. Se invece di fuggire in Egitto a dorso di un asino ai tempi di Erode, si fosse trovata a dover cercare la salvezza via mare ai giorni nostri, probabilmente l’avrebbe indossato anche lei. “In fondo – commenta fra Iulian – anche Gesù Bambino è stato un profugo”.

Tanti bambini riescono ad arrivare – ha ricordato papa Francesco ai bambini dell’Azione cattolica ragazzi che ha incontrato il giorno del suo compleanno, il 17 dicembre, e che gli hanno raccontato dell’iniziativa di carità scelta per quest’anno a sostegno dei migranti in arrivo nel territorio della diocesi di Agrigentoaltri no…Tutto ciò che voi farete per questa gente è buono: grazie di farlo!”.

CHIARA SANTOMIERO (http://it.aleteia.org)

06 Dic

La presa di possesso della Chiesa Cattedrale del Vicariato Apostolico di Anatolia

Domenica, 29 novembre 2015, a Iskenderun, la chiesa si è vestita di gioia perché il vescovo Paolo Bizzeti ha celebrato per la prima volta la Santa Messa, prendendo possesso della Chiesa Cattedrale del Vicariato Apostolico di Anatolia.

La nomina a Vicario apostolico di mons. Bizzeti viene a colmare un vuoto nella sede vacante dal 2010, quando il vescovo Luigi Padovese fu ucciso. Allora la comunità ha sofferto molto. Però il Signore, nella sua Provvidenza, ha cura del suo popolo e, infatti, in questi giorni vive questa gioia.Il vescovo Paolo Bizzeti è nato a Firenze il 22 settembre 1947. È entrato nella Compagnia di Gesù nel 1966 e ha ricevuto l’ordinazione presbiterale il 21 giugno 1975. Ha svolto il suo ministero a Bologna e Firenze.

Da tempo nutriva il desiderio di lavorare in Turchia. Dal 1978 ha scoperto questo Paese, che ha toccato il suo cuore con la sua ospitalità e generosità.

Ha approfondito nel tempo la conoscenza dei luoghi biblici e della Chiesa primitiva ed è questa conoscenza e amore che ha cercato di trasmettere attraverso i libri e i tanti pellegrinaggi.

Il 14 agosto 2015, papa Francesco gli ha affidato il servizio nel Vicariato Apostolico di Anatolia. La consacrazione episcopale è avvenuta il 1° novembre 2015 a Padova, nella Basilica di santa Giustina.

Ad Iskenderun, la celebrazione ha avuto inizio con il benvenuto di padre Massimiliano Vereș OFMConv, parroco della cattedrale. Dopo il saluto iniziale e la lettura dell’atto di nomina, mons. Angelo Accattino, rappresentante della Nunziatura Apostolica in Turchia, ha dato l’annuncio della presa di possesso. In seguito il Vescovo ha salutato l’assemblea.

Rab sizinle! è il motto che mons. Bizzeti ha scelto per il suo nuovo servizio, dichiarando che il Signore è sempre vicino a noi, che Lui non ci abbandona mai. Il Vescovo ha voluto porre l’accento sull’unità della Chiesa, che è ricca di tante tradizioni. La presenza del vescovo è espressione della comunione ecclesiale e, sul piano personale, ripropone l’obbedienza alla vocazione speciale: lasciare la propria terra per essere totalmente disponibile al Signore, per vivere in modo concreto la prossimità con la Chiesa che è in Turchia.

Guardando la modesta realtà di questa Chiesa, il Vescovo ha dichiarato che il criterio numerico non è un principio cristiano. Il Signore predilige ciò che è piccolo agli occhi del mondo. Ha poi incoraggiato il popolo della sua diocesi, invitandolo ad amare il Paese e ad impegnarsi perché la Turchia sia nella regione promotrice di pace, di unità, nel rispetto delle diverse etnie e religioni. Ai giovani ha rivolto l’invito ad avere il coraggio di prendere sul serio l’idea di consacrarsi al servizio degli uomini, proponendo loro un cammino insieme di scoperta di ciò che è importante e bello.

Si respirava, durante la celebrazione, un’aria di nuova Pentecoste, con tante persone provenienti da diversi luoghi e confessioni cristiane, radunate dallo Spirito per costituire l’unica famiglia di Dio. I canti dei giovani della diocesi hanno contribuito a creare un clima di preghiera e di gioia.

Alla celebrazione hanno partecipato rappresentanti delle autorità civili, delle comunità protestanti e della Chiesa Ortodossa. Erano presenti, tra gli altri, Gregorios Melki Ürek, vescovo siro-ortodosso di Adıyaman e vicario patriarcale, Yusuf Sağ, vicario patriarcale siro-cattolico e Boghos Levon Zekiyan, arcivescovo armeno cattolico e presidente della Conferenza dei vescovi della Turchia.

Siamo molto grati al Signore per la Sua generosità verso di noi.

Accogliendo l’invito del vescovo Paolo, affidiamo la sua persona e la sua missione alla guida dello Spirito Santo e alla protezione della Vergine Maria, nostra madre.

 

Iskenderun 29.11.2015

Flickr Album Gallery Powered By: WP Frank