06 Mar

“Nessuno che mette la mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (Lc 9,62)

Mi chiamo Nicolas Abou Anny, ho 26 anni, sono un frate Minori Conventuali, vengo dal Libano, dalla Custodia d’Oriente e Terra Santa.

Sono nato in una famiglia cristiana in un ambiente difficile, non ho avuto tanto, ma ho sempre desiderato diventare un uomo che realizza il sogno della sua vita. Ho vissuto in un scuola tedesca e ho trascorso la mia fanciullezza lontano dalla mia famiglia e dalla mia casa. Mi è mancato l’amore e la pace …, e questa mancanza ha creato in me una relazione fortissima con il Crocifisso. Ho legato i miei dolori ai dolori di Gesù sulla croce e questo legame mi ha aiutato a capire che solo Gesù sta vicino a me e si occupa di me. Quando ho gridato a Lui nelle preghiere ho avvertito la sua risposta nella voce Vangelo. Da qui ho attinto la serenità per andare avanti nonostante tutto e ho trovato gli strumenti per crescere nel suo amore.

“Porta la mia pace nel mondo”: queste parole sono risuonate dentro di me quando, all’ età di 12 anni, io facevo la mia preghiera prima di andare a dormire.

Da grande, ho scoperto di aver costantemente bisogno di un medicina per crescere normalmente. A questa sofferenza si sono aggiunte le difficoltà della mia famiglia. Non poteva sostenermi negli studi universitari ne garantire la mia serenità. Alle difficoltà economiche si sono sempre associate le difficoltà relazionali intrafamiliari. Ho sopportato e accolto tutti questi dolori che non hanno fatto altro che avvicinarmi di più a Cristo Gesù Crocifisso e ai suoi dolori. In questi momenti di sofferenza ho imparato l’importanza della preghiera ma anche la sua efficacia. La disperazione e il dolore, attraverso la preghiera, si sono trasformati sempre più in pace e serenità. Mai mi sono sentito solo e abbandonato.

Nel tempo opportuno Gesù si è reso presente attraverso i frati Minori Conventuali e qualche componente dell’ Ordine Francescano Secolare. I francescani hanno aiutato me e la mia famiglia specialmente per affrontare i miei problemi di salute e gli studi. Attraverso il loro aiuto sono diventato un uomo che può realizzare i suoi sogni. Ho portato a termine i miei studi in biologia e allo stesso tempo ho lavorato. Finalmente potevo soddisfare quelli che potevano sembrare grandi desideri ma che erano bisogni che un tempo nemmeno potevo considerare. Ho avuto anche la possibilità di avere successo e stabilità lavorativa, cosa che mi ha permesso di aiutare in modo sostanzioso anche la mia famiglia. Sono arrivato ad essere un marketing manager. Ora non mi mancava nulla, avevo anche tanti amici, e ho continuato a fare questa vita per quattro anni, ma qualcosa era cambiato. Non soffrivo come prima ne pregavo come prima. Andavo a Messa la domenica e niente più. Qualcosa dentro di me era cambiato radicalmente. Avevo tutto ma mi mancava tutto. Avevo realizzato quelli che sembravano essere i miei sogni ma un vuoto profondo abitava dentro di me non capivo ciò che mi stava capitando. Sono entrato in una periodo nero (black nights), un periodo di continua ricerca, una ricerca affannosa, faticosa, stavo male. Non capivo ciò che mi mancava.

Un giorno ho colto l’invito alle preghiere del Giovedì santo nel convento di Zahlè nella chiesa di san Francesco. Durante le celebrazioni ho trovato ciò che mi mancava, anzi, ciò che avevo perduto! Una pace indicibile, una gioia smisurata hanno riempito il mio cuore, soprattutto quando mi hanno invitano a servire i poveri con alcune famiglie che già lo facevano e che collaboravano coi frati. Nella celebrazione eucaristica la pace sembrava essersi stabilizzata dentro di me a tal punto che tutto mi era chiaro: avevo bisogno di stare con Gesù Crocifisso, era Lui la mia salvezza, era Lui che colmava il mio vuoto. Con Lui, crocifisso e risorto, sono risorto anch’io. Mi sentivo libero a tal punto da lasciare ogni cosa e seguire colui che mi ha salvato. A Lui ho chiesto cosa fare della mia vita, solo Lui poteva donarmi la sapienza necessaria per capire quale strada percorrere verso una vita buona, degna di essere vissuta. È bene per lasciare tutto per seguire Gesù? o continuare la mia la carriera lavorativa e scolastica e formare una famiglia tutta mia? A queste domande potevo finalmente dare una risposta lucida e serena.

Non ho visto qualcosa di strano e non ho sentito qualcosa di nuovo, ho solo ripercorso tutta la mia vita accorgendomi di come il Signore Gesù mi abbia sempre guidato e di quanta gioia c’era stata nei momenti d’intimità con Lui. Alla mia domanda di cosa dovessi fare della mia vita solo una risposta mi veniva in mente: “porta la mia pace nel mondo”. Questa frase ha illuminato la mia mente e il mio cuore e riuscivo a vedere tutti e tutto con una luce differente. “Porta la mia pace nel mondo”, questo mi chiedeva Dio. Non era di fatto una richiesta nuova, ma già tanto tempo prima, all’età di 12 anni avevo ricevuto la stessa richiesta. A questo mi chiamava Dio: questa era ed è la mia vocazione! Ricordo di aver provato la stessa gioia di quando ero piccolo e bisognoso e mi sono sentito sostenuto da Dio che si è manifestato attraverso la carità della famiglia francescana. Era arrivato il momento di restituire quanto avevo ricevuto, il momento di decidermi e di accogliere quella richiesta di Dio come la mia vocazioni e viverla pienamente operando affinché la sua pace e il suo amore giungesse a tutti.

Non ho perso tempo. Appena ho saputo che potevo anch’io essere frate ho parlato con il responsabile fra Cesare che ha accettato la mia richiesta con un grande sorriso. In quel momento ho pensato di aver fatto la scelta più veloce della mia vita. Lo studio e la carriera lavorativa non rientravano più nei miei desideri. Erano cambiati anche quelli!

Nel periodo di permanenza in convento, le mie convinzioni si sono fortificate, anche la mia vocazione è diventata più profonda. Ho cercato per vivere la carità dove e come potevo. La scoperta più bella e più grande è che non posso portare agli altri la pace se dentro di me non c’è la pace e la carità di Dio. E’ necessario che Lui viva dentro di me. Ecco perché sono diventate vitali per me le parole del Vangelo e la Messa quotidiana, durante la quale Gesù si umilia e scende per entrare nel mio corpo per cambiarmi e diventare immagine sua. Solo così posso Porta la sua pace nel mondo. Un grande maestro in questo è stato san Francesco d’Assisi che nel voler vivere la fraternità ha fatto sue le parole di san Paolo “non sono più io che vivo ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20).

Non conosco il mio futuro, dove sarò, i problemi che troverò, ma la cosa che so per certo è che voglio vivere sempre in unione con Dio, e voglio vederlo in ogni momento nonostante io sia un uomo debole e pieno di peccati. Questa perla che ho trovato non voglio perderla non voglio guardare indietro. Voglio solo continuare a vivere il Vangelo ogni giorno, fare la vera carità per entrare nel Regno dei cieli e aiutare gli altri per vedere Dio e avvicinarli a Lui.

 

19 Mag
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